Psicoterapia cognitivo comportamentale
Per spiegare meglio questo approccio vi propongo un esempio.
Se una mattina arrivate in ufficio e il vostro capo non vi saluta cosa provate?
Ansia? Rabbia? Tristezza? o questo episodio non scatena in voi una particolare risonanza emotiva?
E’ possibile che persone diverse rispondano in modo diverso provando emozioni diverse perchè come dice Epittetto: Non sono le cose reali a turbare gli uomini, ma le opinioni che essi si fanno delle cose.
Ritornando al nostro esempio: se penso “oddio, il capo è arrabbiato, chissà che giornata infernale mi farà passare!” l’emozione correlata sarà quella di ansia e il comportamento conseguente sarà il passare gran parte del tempo a rimuginare e ad osservare quello che il capo fa per controllare l’ambiente esterno.
Se invece penso: “ma chi si crede di essere per non salutare? è una questione di rispetto!” proverò rabbia o fastidio e sarò attento a tutto quello che l’altro fa per vedere se ci sono altri soprusi.
Se penso: “nessuno mi apprezza, il mio capo mi considera talmente poco che neanche mi saluta” proverò tristezza e sposterò l’attenzione su di me, sull’idea di uno scarso valore personale e di essere rifiutato con conseguente difficoltà a continuare i compiti della giornata.
Se invece penso: “sarà sovrappensiero” oppure “avrà passato una brutta nottata o deve avere delle grane in famiglia” probabilmente questo evento mi manterrà sereno o comunque non ci saranno particolari risonanze emotive, l’episodio e’ archiviato e continuo a fare quello che avevo in programma.
Questo semplice esempio è per spiegare come, secondo la psicoterapia cognitivo comportamentale o CBT, non è la situazione in sè a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze: le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi.
Terapia cognitivo comportamentale
Questo semplice esempio è per spiegare come non è la situazione in sè a determinare direttamente ciò che le persone provano, ma è piuttosto il modo in cui esse interpretano certe esperienze: le emozioni e i comportamenti delle persone vengono influenzati dalla loro percezione degli eventi.
All’origine del disturbo c’è quindi un modo distorto di pensare, che influenza in modo negativo l’umore e il comportamento del paziente e che non prevede alternative.
I pensieri che ci fanno stare male, che chiamiamo disfunzionali, hanno delle precise caratteristiche ossia la trasformazione dei desideri, delle aspettative e preferenze personali da qualcosa che VORREI a un BISOGNO ASSOLUTO, ad un DEVO ASSOLUTAMENTE.
Lo stare male è legato ad un processo di CATASTROFIZZAZIONE intesa come un’assenza di alternative che facciano stare bene rispetto a quello scopo che non è stato raggiunto.
Per esempio: “devo essere amato e approvato dagli altri”: è lecito e umano pensare di volere essere amato e approvato dagli altri ma bisogna anche accettare che non sempre sia così e che se succede non è una catastrofe e non si è per questo degli incapaci.
L’obiettivo del percorso di psicoterapia cognitivo comportamentale sarà di individuare e definire il tipo di pensiero che accompagna le emozioni negative (per esempio rabbia, ansia, tristezza) e di cercare delle modalità alternative, più funzionali, di affrontare le situazioni problematiche, superando le idee irrazionali e le doverizzazioni.
Adottare modalità di pensiero più costruttive permette di modificare l’esperienza emozionale negativa.
Terapia cognitivo comportamentale: quando la mente mente
La nostra storia di vita ci ha insegnato come decifrare degli avvenimenti: una smorfia, un sorriso, un viso senza espressione. Ma imparando a interpretare gli eventi in certi modi impariamo anche a darne interpretazioni sbagliate.
Per esempio se crescendo sentiamo genitori, fratelli, sorelle o altre persone intorno fare affermazioni esagerate, catastrofiche o affibbiare etichette sbagliate, impariamo ad applicare quel codice di interpretazione della realtà.
Questi metodi di interpretazione diventano i nostri modelli automatici di comportamento e di lettura della realtà.
Si tratta di modelli appresi da figure significative.
Non solo anche esperienze precoci possono far memorizzare nelle nostre reti mnestiche idee negative su noi stessi, sul mondo e sulle altre persone.
Se ad esempio un uomo è stato da piccolo preso in giro dalle sorelle o dalla mamma potrà sviluppare un atteggiamento guardingo verso le donne in generale.
Psicoterapia cognitivo comportamentale: alcune trappole della mente
Le distorsioni cognitive avvengono automaticamente e in una frazione di secondo compaiono e influenzano il nostro modo di vedere il mondo e leggere la realtà circostante.
Eccone alcune:
- Lettura della mente: presumiamo di sapere cosa pensano gli altri senza avere prove sufficienti di quello che hanno in mente. Per esempio: “Pensa che io sia un perdente”
- Predire il futuro: prevediamo il futuro per esempio un peggioramento della situazione o pericoli futuri. Per esempio: “non passerò l’esame” o “non daranno quel posto di lavoro a me”.
- Catastrofismo: siamo convinti che quello che è accaduto o accadrà sia così terribile e grave da non poterlo sopportare. Per esempio: “sarebbe terribile se fallissi”
- Tendenza a minimizzare gli aspetti positivi: sosteniamo che ciò di positivo che viene ottenuto da noi o dagli altri non ha valore. Per esempio: “il fatto che sia gentile con me non conta: fa parte del suo ruolo di moglie”, “Quei successi sono stati facili da raggiungere, quindi non hanno nessuna importanza”.
- Filtro negativo: ci concentriamo quasi esclusivamente sugli aspetti negativi e di rado notiamo gli aspetti positivi. Per esempio: “vedi a quante persone sono antipatico?”
- Pensare che le cose siano bianche o nere. Questo modo di pensare ci porta a considerare gli eventi e le persone secondo una prospettiva di tutto o niente, a vedere la realta senza una via di mezzo o completamente positiva o del tutto negativa. Per esempio: “è stato tutta una perdita di tempo”.
- Generalizzazione eccessiva: è il fare di ogni erba un fascio. Percepiamo un quadro negativo a partire da un singolo episodio non positivo. Per esempio: “è cosi che mi vanno le cose di solito: sembra che io fallisca molti dei miei obiettivi”.
- La catena delle ipotesi negative: continuiamo a porci una serie di domande nell’eventualità che si verifichino particolari eventi negativi (“e se poi...?”, “cosa accadrà se...?”) ma non riusciamo ad essere soddisfatti da nessuna risposta
Sono dei modi di pensare che ti suonano familiari?
Dove hai imparato a pensare così?
FAQ - Psicoterapia cognitivo comportamentale
A che cosa serve la terapia cognitivo-comportamentale?
La terapia cognitivo-comportamentale (Cognitive Behavioural Therapy – CBT) è una forma di trattamento psicologico che si concentra sul cambiare i pensieri e i comportamenti negativi che contribuiscono a problemi emotivi e psicologici. Questo approccio è particolarmente utile per affrontare disturbi come l’ansia, la depressione, i disturbi alimentari e il disturbo ossessivo-compulsivo ma non solo. La CBT aiuta a identificare e modificare i modelli di pensiero disfunzionali, promuovendo un modo più sano e realistico di vedere se stessi e il mondo. Con il supporto di un terapeuta, si imparano tecniche pratiche per gestire meglio le situazioni difficili, riducendo lo stress e migliorando il benessere complessivo.
Che cos’è l’approccio cognitivo-comportamentale?
L’approccio cognitivo-comportamentale è una metodologia terapeutica basata sull’idea che i nostri pensieri, emozioni e comportamenti sono interconnessi. La CBT parte dal presupposto che i pensieri negativi e disfunzionali possono influenzare negativamente le emozioni e i comportamenti. Durante le sedute, il terapeuta lavora con il paziente per identificare questi pensieri, analizzarli e sostituirli con alternative più positive e realistiche. Questo processo non solo migliora l’umore e il comportamento del paziente, ma fornisce anche strumenti utili per affrontare future situazioni problematiche.
Come faccio a sapere se la terapia cognitivo-comportamentale è adatta a me?
Per capire se la terapia cognitivo-comportamentale è adatta a te, è importante valutare i tuoi obiettivi terapeutici e discutere con un professionista delle tue specifiche esigenze e problematiche. La CBT è particolarmente efficace per chi desidera un approccio pratico e orientato alla risoluzione dei problemi. Se stai cercando di superare ansia, depressione, stress, fobie o altre difficoltà legate ai pensieri negativi, la CBT potrebbe essere molto utile. Un terapeuta qualificato può aiutarti a determinare se questo tipo di terapia è la scelta giusta, spiegandoti come funziona e cosa aspettarti dal percorso terapeutico.
Qual è l’obiettivo della terapia cognitivo-comportamentale?
L’obiettivo principale della terapia cognitivo-comportamentale è aiutare le persone a sviluppare abilità e strategie per affrontare e superare i loro problemi emotivi e psicologici. La CBT mira a cambiare i pensieri disfunzionali e i comportamenti negativi che alimentano il disagio emotivo. Attraverso questo processo, i pazienti imparano a vedere le situazioni da prospettive diverse, gestire meglio lo stress e migliorare il loro benessere generale. La CBT non solo allevia i sintomi presenti, ma fornisce anche strumenti utili per prevenire ricadute future e affrontare efficacemente nuove sfide.
Qual è la differenza tra la CBT e la DBT?
La terapia cognitivo-comportamentale (CBT) e la terapia dialettico-comportamentale (DBT) sono entrambe forme di terapia basate sull’evidenza, ma differiscono in alcuni aspetti chiave. La CBT si concentra principalmente sulla modificazione dei pensieri e dei comportamenti negativi attraverso un approccio strutturato e pratico. La DBT, invece, è una forma di CBT sviluppata specificamente per trattare il disturbo borderline di personalità, ma è anche efficace per altri problemi emotivi. La DBT combina tecniche di CBT con concetti di mindfulness e accettazione, enfatizzando l’equilibrio tra il cambiamento e l’accettazione delle emozioni. Inoltre, la DBT prevede un componente di terapia di gruppo e una disponibilità telefonica tra le sessioni per supportare i pazienti nelle situazioni di crisi.